12. Where the Star Shimmers Brighter

Eudial chiuse gli occhi, appoggiandosi con la schiena al tronco dell'albero. Sotto di lei vedeva i rami secchi e contorti, le cime degli altri alberi e, più lontano, le case di Sunnydale. Il cielo si era tinto di nero quando il sole era calato all'orizzonte e le stelle brillavano come diamanti, pallidamente imitate dalle luci della città sottostante.
Una lacrima scivolò tra le ciglia della ragazza: aveva desiderato la loro comparsa, ma ora non si spiegava perché vederle le provocasse tanto dolore. Era venuta in quel posto proprio per poter vedere meglio le stelle: la collina che sovrastava Sunnydale era coperta da un piccolo bosco, ma verso la cima gli alberi si diradavano e al centro di quella radura c'era solo un enorme albero secolare secco, morto molti anni prima quando era stato colpito da un fulmine, ma ancora in piedi. Sui suoi rami più alti, anneriti e spogli, ma ancora protesi verso il cielo, Eudial aveva trovato rifugio ed era rimasta a guardare il sole che tramontava e poi le stelle, sola fino a quel momento.
Il rumore di passi sull'erba le fece capire di non esserlo più e guardò verso il basso, incontrando lo sguardo di Giles.
Dagli occhi dell'Osservatore traspariva un misto di preoccupazione, dolore e sollievo mentre si avvicinava al tronco guardando in su, verso di lei.
- Eu. - Disse dolcemente e lei notò che la voce gli tremava un po'. - Finalmente ti ho trovata. -
La ragazza lo fissò per qualche istante senza riuscire a capire cosa provasse. Era contenta che lui fosse lì? Oppure lo odiava per quello che era successo? Eudial aveva l'impressione di non sentire più nulla, come se la sua anima fosse morta, come se alla fine il demone fosse riuscito a rubargliela. Eppure quell'oblio era da preferire rispetto al dolore che l'avrebbe distrutta, se solo gli avesse dato uno spiraglio per raggiungere il suo cuore, ed Eudial intuiva che Giles era la persona che poteva aprirlo.
Distolse lo sguardo da lui senza rispondergli.
- Eu? - L'Osservatore la chiamò di nuovo. - Stai bene? Vuoi scendere dall'albero? Oppure posso salire io? -
- Vattene. - Disse lei in tono piatto, tornando a guardarlo per qualche istante.
Giles sentì un brivido corrergli lungo la schiena: quel tono e quello sguardo li aveva intuiti in Tera e sapeva di averli visti in se stesso in passato, ma mai in Eudial.
Anche nelle situazioni peggiori, la ragazza non si era mai arresa, aveva sofferto, ma non aveva mai smesso di combattere. La vitalità di Eudial lo aveva sempre sostenuto anche nei momenti peggiori, ma ora la ragazza sembrava spenta, spezzata, e Giles odiò ancora di più il demone per quello che le aveva fatto e se stesso per non essere riuscito a proteggerla.
Iniziò ad arrampicarsi sull'albero per raggiungerla, sapendo che doveva riuscire a scuoterla da quel gelo, anche a costo di farla soffrire. Se avesse pianto, se si fosse disperata, avrebbe potuto consolarla, tenerla stretta e asciugare le sue lacrime finché il dolore non avesse iniziato a svanire, ma quel gelo minacciava di uccidere la sua anima.
Un'ondata di potere lo colpì in pieno, spingendolo giù dall'albero.
- Ho detto vattene. - Ripetè Eudial.
Giles si rialzò da terra e torno ad avvicinarsi al tronco.
- No. - Disse semplicemente prima di ricominciare a salire.
Eudial lo colpì di nuovo, ma stavolta Giles era preparato e bloccò l'attacco col suo potere.
- Ti ho detto di non avvicinarti! - Gridò la ragazza e Giles si sentì sollevato nel vedere quella reazione. Se Eudial riusciva ancora ad arrabbiarsi, allora forse il muro di ghiaccio poteva ancora essere infranto.
- Non puoi impedirmelo, Eu. O scendi tu, o salgo io. -
La ragazza non rispose e lo colpì con un'ondata di potere molto più forte della precedente che gli fece perdere la presa sul tronco dell'albero e lo fece cadere di schiena sul ramo sottostante. Il legno secco si spezzò con uno schianto facendolo precipitare a terra.
L'Osservatore rimase senza fiato per la botta, ma si rialzò con uno sguardo determinato.
- Smettila! - Gridò Eudial - Lasciami in pace! Vattene prima di farti male! -
- Continua pure a colpirmi se vuoi, ma io non me ne vado. Non importa quante altre volte mi butterai giù dall'albero, non importa se mi farai male, ma finché sono in grado di muovermi non mi arrenderò. Non ti lascerò più sola, Eu, che tu lo voglia o no. -
La ragazza saltò giù dall'albero e lo colpì con un pugno.
- Non mi lascerai più sola?! E lo dici ora?! Dov'eri prima? Cosa stavi facendo quando quel mostro si approfittava di me?! - Gridò, continuando a colpirlo. - Sei tu che sei voluto restare solo dopo la lite con Kain! Io volevo restare con te, ma mi hai mandata via! Se non lo avessi fatto, quel mostro non avrebbe preso Spike! E poi lo hai fatto di nuovo! Avevo bisogno di te e mi hai mandata via! Ora sono io a dirtelo, vattene! -
L'Osservatore le bloccò le mani, afferrandola per i polsi e la costrinse a guardarlo.
- Hai ragione Eu. Dovevo proteggerti e non sono stato in grado di farlo. - Le lasciò le braccia. - Colpiscimi pure se questo ti fa stare meglio, ma ti prego, non farti del male, non torturarti per quello che è successo. È colpa del demone, mia se vuoi, ma tu non hai fatto nulla di sbagliato. Non ti meritavi quello che ti ha fatto. Credimi, farei qualunque cosa per cancellare il tuo dolore. Qualunque. Ma non posso, Eu. - Disse, scoppiando a piangere apertamente. - Non posso annullare quello che ha fatto e questo mi fa impazzire. -
Eudial alzò la mano per colpirlo di nuovo, ma si bloccò a metà del gesto mentre i suoi occhi si riempivano di lacrime. Si lasciò cadere in ginocchio e nascose il viso tra le mani singhiozzando.
- È colpa mia invece, Giles! Sono io che l'ho permesso, sono io che ho lasciato che mi toccasse! -
Giles le sfiorò il viso delicatamente ed Eudial rabbrividì al contatto.
- Non potevi saperlo. Quel mostro aveva accesso a tutti i ricordi di Spike, era in grado di comportarsi esattamente come lui, di dire le parole che avrebbe detto lui. Era esperto nell'arte dell'inganno, nemmeno Buffy e Xini si erano accorte di nulla. -
- Ma io avrei dovuto! Quando Xini viveva nel mio corpo tu riuscivi a riconoscerci con un solo sguardo! Avrei dovuto sapere che quello non era Spike, avrei dovuto sentirlo! Perchè non l'ho fatto?! -
- Eri sconvolta e preoccupata. Credevi che avessi ucciso un uomo e non sapevi nemmeno che fine avessi fatto. Potevo essere morto, impazzito o chissà che altro. In una situazione del genere è normale non riuscire a pensare lucidamente. Nessuno può biasimarti per non averlo capito e non devi farlo nemmeno tu. -
- Ma Giles, ora che ci ripenso, so che avrei dovuto accorgermene! Avrei potuto farlo! E se non l'ho fatto allora, come potrei farlo adesso?! -
- Cosa intendi? -
- Come faccio ad essere certa che il demone sia davvero morto?! Potrebbe essere ancora dentro Spike, o dentro qualcun altro! -
- È morto Eu, te lo posso garantire. -
- Me lo puoi garantire tu! Ma se fosse dentro di te, che valore avrebbero queste parole?! Come posso sapere che sei davvero tu a parlarmi e non il demone?! Se non sono in grado di riconoscere la persona che amo, come posso capire se è nel corpo di qualcun altro?! -
- È per questo che sei scappata? -
La ragazza annuì.
- Non posso fidarmi di nessuno, nemmeno di me stessa. -
- Puoi fidarti di me, Eu. -
- No! Non posso! Per quello che ne so potresti essere tu il demone! -
Giles si frugò in tasca e le porse un pugnale antico.
- Ti ricordi di questo? -
- È quello che avevi la prima volta che ci siamo incontrati. Volevi uccidermi con questo. -
Giles glielo mise in mano, chiudendole le dita intorno all'impugnatura, poi le guidò la mano fino a farsi sfiorare la gola con la lama affilata.
- Si. Credevo che fossi un demone e volevo ucciderti, ma non l'ho fatto. Ora sei tu ad avere il coltello. Ti basterebbe un piccolo movimento per uccidermi. -
- Che intenzioni hai, Giles? Cosa vorresti dimostrare con questo? -
- Guardami negli occhi, Eu. E poi decidi se sono un demone. E se lo sono tagliami la gola. -
- Pensi che sia tanto stupida? Se è il demone a parlare, non dimostrerebbe nulla. Anche se ti uccidessi troverebbe un altro corpo. -
- Non se lo blocchi mentalmente. Hai abbastanza poteri per farlo e lo sai. Eri in grado di bloccare Xini e lei era una dea. Puoi intrappolare un demone qualunque almeno per quei pochi secondi sufficienti a ucciderlo. Ora pensaci bene: io ti giuro che il demone è morto. Se ti sto mentendo, allora vuol dire che il demone sono io, non avrebbe senso altrimenti. Se non puoi fidarti delle mie parole, uccidimi pure. Se sono il demone, mi ucciderai una volta per tutte, se invece ti ho detto la verità, il demone sarà comunque morto. In ogni caso potrai stare tranquilla e sarai certa che non potrà mai più ingannarti. Se la mia morte ha il potere di restituirti la tranquillità, se potrà cancellare questo incubo, sono felice di donarti la mia vita. -
La ragazza protese la mente verso Giles, bloccando qualsiasi demone che si trovasse dentro di lui e premette leggermente la lama sul collo dell'uomo, guardandolo negli occhi.
L'Osservatore impallidì leggermente sentendo la lama che gli incideva la pelle, ma continuò a guardarla senza esitare.
Eudial lasciò cadere il pugnale e lo abbracciò, scoppiando di nuovo a piangere.
Giles sospirò, sollevato e la tenne stretta.
- Allora, hai deciso che non sono un mostro? - Le chiese dolcemente.
- Avrei potuto ucciderti davvero Giles, se lo avessi fatto non avresti potuto evitarlo... Hai messo la tua vita nelle mie mani e questo il demone non lo avrebbe mai fatto, non si sarebbe mai messo in una trappola del genere. -
- È morto, Eu. Non permettere che continui a farti ancora del male. -
La ragazza si strinse a lui piangendo.
- È una sensazione orribile, Giles... Amo Spike, lo amo con tutto il mio cuore, ma prima, mentre mi abbracciava, avevo l'impressione che fosse il demone a toccarmi e non potevo sopportarlo! L'ho respinto e sono fuggita... Pensi che mi odierà per questo? -
L'Osservatore le carezzò i capelli delicatamente. Il dolore di Eudial lo faceva soffrire, lo rendeva furioso contro il demone che l'aveva ferita tanto profondamente, ma si impose di non lasciar trasparire quei sentimenti negativi. Eudial aveva bisogno di serenità e lui gliela avrebbe data.
- Spike non potrebbe odiarti. Non per una cosa del genere, te lo assicuro. Anzi, dubito che ti odierebbe anche se gli piantassi un paletto nel cuore. Quel demone ti ha ferita, è normale che tu ora ti senta così, ma ti prometto una cosa: passerà. Ci vorrà del tempo, certo, ma non è un problema, ti aspetteremo. Le ferite guariscono, Eu, sia quelle fisiche che quelle dello spirito, te lo posso assicurare, ormai sono un esperto. - Concluse, strappandole un sorriso per quelle ultime parole.
- Dai smettila, non devi farmi ridere per forza. Lo so che mi vuoi bene. Grazie, Giles. -
- Ah, ma io ero serio! Prova a pensare a un qualunque evento tragico o spiacevole che possa capitare a una persona e vedrai che a me prima o poi è successo. Ho visto morire sia te che Xini, sono stato posseduto da uno spettro omicida, una vampira pazza mi ha torturato per ore, sono quasi morto almeno due volte... E sono ancora vivo e più o meno sano di mente. Almeno credo. Pensi che essere innamorato di una dea, parlare con un gatto e non stupirsi nel trovarsi un buco nero in salotto siano sintomi di squilibrio? -
Eudial scoppiò a ridere e Giles sorrise nel vederla rasserenarsi un po'. Le sarebbe servito del tempo per superare il trauma subito, ma nel vedere il lampo di divertimento che le era passato negli occhi, l'Osservatore fu certo di non averla perduta.
- Giles, hai mai pensato di procurarti un portafortuna? Effettivamente nell'ultimo anno ti manca solo di essere stato investito da una macchina! -
- Considerando come vanno le cose, come minimo mi ritroverei con un amuleto maledetto e posseduto da chissà cosa... E quanto all'essere investito, ci sono andato molto vicino quando Emmessen mi inseguiva... Mi sono buttato da un ponte e una macchina si sarà fermata a non più di cinque centimetri. -
- Ora stai inventando! -
- Giuro che è vero! -
Si guardarono negli occhi e scoppiarono a ridere entrambi.
- Giles? - Lo chiamò Eudial poco più tardi, quando riuscirono a riprendere fiato. - Come facevi a sapere che ero qui? -
- Non lo sapevo. Ti ho cercata ovunque per tutto il giorno, ma solo quando sono spuntate le stelle ho saputo dove avrei potuto trovarti. -
- E dove? -
- Nel punto dove brillano di più. -